Una visita al Triennale Design Museum

La settimana prima di Natale ho approfittato di un mercoledì pomeriggio libero a Milano per visitare il Museo del Design alla Triennale. Paolo, il nostro direttore marketing, era stato all’inaugurazione del 6 dicembre, ma chiaramente il momento peggiore per apprezzare una mostra è proprio il giorno di apertura… fortunatamente invece quando sono andato io non c’era tanta gente, e ho avuto tutto il tempo per camminare avanti e indietro, riflettere, prendere appunti, proprio come piace a me.

Entrato in Triennale mi sembrava di essere un po’ a casa: il Museo progettato da De Lucchi, la mostra di Fiorucci al piano di sotto… ma non è tutto. All’inizio eravamo praticamente in tre in tutto il museo: io e un famoso designer indiano, con interprete a fianco. Chi era il designer? Ironia della sorte, un’altra nostra vecchia conoscenza: Satyendra Pakhalé, che proprio in Triennale partecipò alla giornata di sabato di Design On Stage. Ottimo presagio.

Come sappiamo, il Museo non è organizzato come una tradizionale esposizione permanente, ma offre una serie di “temporanee lunghe” di circa un anno. La prima è dedicata alle “ossessioni” del design italiano: un percorso che si snoda lungo sette spazi tematici, in cui sono esposti oggetti che hanno fatto storia a partire dagli anni ‘30, ulteriormente esaltati da installazioni video di alcuni tra i principali registi italiani (Olmi, Martone, Luchetti, Corsicato…). Ad accoglierci all’ingresso, una roboante installazione di Peter Greenaway dal titolo Ouverture. Fiato alle trombe! 2000 anni di creatività italiana.

In attesa di approfondire alcuni aspetti nei prossimi post, mi limito a un’opinione generale sulla mostra. La mia esperienza è stata sicuramente emozionante: l’interpretazione storiografica del curatore Andrea Branzi, che a prima vista appare un po’ criptica, in realtà consente di astrarre le opere dal loro contesto d’uso originario trasformandoli in puri oggetti culturali, dotati di un valore simbolico intrinseco che li rende unici indipendentemente da chi-li-ha-progettati-quando. L’allestimento consente vari livelli di lettura, da quello più strettamente estetico a uno più tecnico da addetti ai lavori, ma secondo me pecca in un paio di aspetti: i video dei registi italiani non possono essere apprezzati a dovere, perché proiettati su vaste superfici ma in spazi ridotti, mentre le presentazioni che girano nei mini-display video informativi accanto alle opere sono graficamente scadenti e troppo lunghi e articolati per essere fruibili. Peccato anche che quel giorno la sezione dedicata alla luce fosse chiusa per lavori.

Ecco qualche altro parere riguardo il Triennale Design Museum:

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