Trascreativity: appunti sparsi su creatività e trasgressione

Mercoledì 12 Marzo 2008

Trascreativity è il nome dell’installazione DesignTaleStudio per il Fuorisalone 2008, che si terrà nel piazzale antistante la Triennale di Milano dal 16 al 21 aprile. Trascreativity è la fusione di “trasgressione” e “creatività”, i due concetti chiave che approfondiremo con i designer e gli architetti che interverranno. Durante i nostri brainstorming ci siamo annotati queste cose.

Non sono uno storico dell’arte, ma ho la sensazione che si sia cominciato ad associare in pianta stabile i due concetti di creatività e trasgressione solo a partire dal secolo scorso. Voglio dire, non prima di Dada, del cubismo, del futurismo, dell’arte concettuale. Solo a quel punto la trasgressione è diventata a tutti gli effetti codice.

Trasgressione nel linguaggio, trasgressione nel riferimento a schemi e valori culturali condivisi, trasgressione nello stile di vita. Trasgressione spesso studiata a tavolino come reazione allo status quo, ma anche fenomeno spontaneo, istintivo, meravigliosamente naturale.

Trasgressione che a volte è fine a se stessa, maschera superficiale per attirare visibilità a buon mercato su opere prive di talento. Ma che sa essere anche innovazione, affermazione di qualcosa che prima non c’era, rivoluzione. Creazione, in senso quasi divino.

La trasgressione non è inerente la creatività. È solo uno dei suoi strumenti, forse il più potente, complesso e controverso.
Anzi, ci ho ripensato. La trasgressione non è il mezzo della creatività, è il suo fine.

Una visita al Triennale Design Museum

Giovedì 10 Gennaio 2008

La settimana prima di Natale ho approfittato di un mercoledì pomeriggio libero a Milano per visitare il Museo del Design alla Triennale. Paolo, il nostro direttore marketing, era stato all’inaugurazione del 6 dicembre, ma chiaramente il momento peggiore per apprezzare una mostra è proprio il giorno di apertura… fortunatamente invece quando sono andato io non c’era tanta gente, e ho avuto tutto il tempo per camminare avanti e indietro, riflettere, prendere appunti, proprio come piace a me.

Entrato in Triennale mi sembrava di essere un po’ a casa: il Museo progettato da De Lucchi, la mostra di Fiorucci al piano di sotto… ma non è tutto. All’inizio eravamo praticamente in tre in tutto il museo: io e un famoso designer indiano, con interprete a fianco. Chi era il designer? Ironia della sorte, un’altra nostra vecchia conoscenza: Satyendra Pakhalé, che proprio in Triennale partecipò alla giornata di sabato di Design On Stage. Ottimo presagio.

Come sappiamo, il Museo non è organizzato come una tradizionale esposizione permanente, ma offre una serie di “temporanee lunghe” di circa un anno. La prima è dedicata alle “ossessioni” del design italiano: un percorso che si snoda lungo sette spazi tematici, in cui sono esposti oggetti che hanno fatto storia a partire dagli anni ‘30, ulteriormente esaltati da installazioni video di alcuni tra i principali registi italiani (Olmi, Martone, Luchetti, Corsicato…). Ad accoglierci all’ingresso, una roboante installazione di Peter Greenaway dal titolo Ouverture. Fiato alle trombe! 2000 anni di creatività italiana.

In attesa di approfondire alcuni aspetti nei prossimi post, mi limito a un’opinione generale sulla mostra. La mia esperienza è stata sicuramente emozionante: l’interpretazione storiografica del curatore Andrea Branzi, che a prima vista appare un po’ criptica, in realtà consente di astrarre le opere dal loro contesto d’uso originario trasformandoli in puri oggetti culturali, dotati di un valore simbolico intrinseco che li rende unici indipendentemente da chi-li-ha-progettati-quando. L’allestimento consente vari livelli di lettura, da quello più strettamente estetico a uno più tecnico da addetti ai lavori, ma secondo me pecca in un paio di aspetti: i video dei registi italiani non possono essere apprezzati a dovere, perché proiettati su vaste superfici ma in spazi ridotti, mentre le presentazioni che girano nei mini-display video informativi accanto alle opere sono graficamente scadenti e troppo lunghi e articolati per essere fruibili. Peccato anche che quel giorno la sezione dedicata alla luce fosse chiusa per lavori.

Ecco qualche altro parere riguardo il Triennale Design Museum:

In memoria di Ettore Sottsass

Mercoledì 2 Gennaio 2008

Ieri mattina ci siamo svegliati tutti con una brutta notizia: nelle ultime ore del 2007 è morto Ettore Sottsass, decano e guru del design italiano.

Proprio mentre il presidente Napolitano nel suo discorso di fine anno fa appello alla creatività italiana, con Sottsass viene a mancare una delle nostre più grandi menti creative contemporanee, un talento a 360 gradi capace di misurarsi costantemente con la modernità, di mettersi continuamente in discussione e di sapersi confrontare con i migliori talenti delle nuove generazioni. Come furono, in momenti diversi, Michele De Lucchi, Andrea Branzi, Matteo Thun e Aldo Cibic, per menzionare solo alcuni dei principali “figli” di Sottsass.

Ci piace ricordare che fu proprio la ceramica uno dei principali materiali di espressione di Sottsass: in questo senso vale la pena di ricordare la lunga collaborazione con Bitossi negli anni ‘50 e ‘60, orientata soprattutto alla realizzazione di vasi e complementi d’arredo, che lo lanciò nell’Olimpo del design italiano.

Ecco alcuni link da consultare:

Tanti auguri di Buon Natale dal team DesignTaleStudio!

Martedì 25 Dicembre 2007

Buon Natale e Felice Anno Nuovo

Ceramica, ecologia, bioarchitettura, bioedilizia: il ruolo di DesignTaleStudio

Lunedì 15 Ottobre 2007

Cogliamo l’occasione del Blog Action Day, che quest’anno è incentrato sul tema dell’ecologia, per iniziare ad affrontare un tema molto sentito da DesignTaleStudio, e in generale dall’architettura contemporanea: il tema cioè della bioedilizia, e in generale dell’adozione di materiali eco-compatibili come pratica fondante per il design.

Il problema dell’ambiente, come sappiamo, è (o dovrebbe essere) sempre più al centro dell’agenda politica mondiale: basti pensare alla recente attribuzione del premio Nobel per la pace ad Al Gore e alla sua campagna di sensibilizzazione sul riscaldamento globale e i dissesti climatici. Nel mondo dell’industria ceramica i temi “caldi” dal punto di vista dell’ecologia sono i consumi energetici, l’inquinamento, l’estrazione di materie prime. Tutte le principali aziende del settore negli ultimi anni si sono mosse da questo punto di vista, e tra queste Refin è stata tra le prime a ottenere l’importante certificazione Ecolabel, che ne “attesta i progressi registrati nella selezione delle materie prime, nella maggiore efficienza di utilizzo delle risorse energetiche ed idriche, nella drastica riduzione delle emissioni inquinanti e nel forte incremento delle attività di riciclo dei materiali”.

In questo contesto DesignTaleStudio vuole essere portatore di una nuova filosofia produttiva che, richiamando i valori dell’artigianalità e della produzione su bassa scala, intende mettere in discussione le logiche produttive apparentemente immutabili dell’industria. Come nel mondo della ristorazione si è fatto strada negli ultimi anni il concetto di “Slow Food“, incentrato su una cultura di qualità, creatività e genuinità in opposizione alla “barbarie” del fast/junk food, così noi vorremmo essere i portavoce di un approccio slow al design, come unione di ricerca, sperimentazione e unicità. Un approccio che riteniamo fondamentale soprattutto in un momento come questo, in cui il mercato è invaso da prodotti di provenienza asiatica di cui è difficile tracciare la qualità.

La nostra è la lentezza di chi non ha bisogno di andare forte. “Recuperare la giusta misura, riconquistare la sapiente lentezza dell’artigiano. Sostituire il frastuono delle macchine al fruscio dei pennelli per un nuovo concetto di arte, creatività e sperimentazione”: così recita il nostro nuovo catalogo introdotto al Cersaie, e crediamo che siano anche questi i valori da recuperare per un design che sia davvero sostenibile ed eco-compatibile.