
Come preannunciato nell’ultimo post, d’ora in poi il blog adotterà la consuetudine di lanciare periodicamente dei temi di discussione, su cui per un certo arco di tempo saranno incentrati i post: temi legati al design, all’architettura, alla creatività, al mercato… e ovviamente alla ceramica.
Il primo tema su cui vogliamo concentrarci è l’impiego di texture riferite a metalli preziosi nel design, in particolare l’oro. Una scelta che sembra da sempre dividere il mondo in due parti: chi vede nell’oro il materiale divino, assoluto e ineffabile, e chi invece lo considera semplicemente il simbolo dello sfarzo, dell’eccesso e della pura voglia di apparire.
L’oggetto d’oro è da sempre la “ciliegina sulla torta”, l’accessorio prezioso che comunica qualcosa di importante e unico. Saper lavorare l’oro è prerogativa solo di maestri artigiani dalla lunga tradizione; possedere ed esibire oro è segno di ricchezza e distinzione da chi, purtroppo, “non può”.
Ma in questa primavera 2007 sembra di assistere a una mutazione del carattere estetico dell’oro. La moda di massa è dominata dall’oro, basta guardare le vetrine per rendersene conto. Addirittura leggevo su un numero recente di Repubblica Affari & Finanza che ogni 37 minuti su eBay viene venduto un paio di sneakers di colore oro, o comunque con texture “preziosa”.
Per due stilisti notoriamente controversi come Dolce & Gabbana si tratta del “colore della positività, del sole, del lusso e di una nuova dolce vita”, dotato di un potenziale comunicativo tale da ispirare addirittura la creazione a Milano del primo concept restaurant D&G. Noi stessi, quando abbiamo deciso di progettare le Pareti d’Autore Gold e Platinum, volevamo creare un oggetto di lusso, estremo, volutamente “non per tutti”, che potesse rappresentare un archetipo di eleganza e prestigio assoluti; ma eravamo ben consci del forte rischio di scivolare nel kitsch.
Le nostre Pareti non sono semplicemente “dorate” con un procedimento di verniciatura: esse contengono oro puro a 24 carati, e per questo sono prodotte in tiratura limitata, a mano, come se fossero gioielli. Abbiamo riflettuto a lungo sull’ossimoro di fondo di realizzare un prodotto deliberatamente fuori mercato, ma allo stesso tempo alla moda. E abbiamo combattuto strenuamente contro il carattere imprevedibile di un materiale costosissimo e usato raramente in ceramica.
Molti designer oggi scelgono l’oro per comunicare il gusto dell’eccesso dei nuovi ricchi emersi dalle nuove potenze economiche alla ribalta; ma allo stesso tempo la stessa “vecchia” borghesia occidentale, che ne ha sempre fatto uso per distinguersi, continua a considerarla un elemento cardine della propria estetica.
Allora, non è forse l’oro LO status symbol per eccellenza, usato dalle classi emergenti di tutte le generazioni per veicolare la loro condizione sociale di vantaggio appena raggiunta? O invece nel tempo è diventato una finitura banale e cheap, adatta solo per chi si accontenta di esprimere la propria personalità con qualcosa di luccicante e costoso? È possibile progettare ambienti eleganti e raffinati utilizzando l’oro, o si è destinati a scadere comunque nel pacchiano?
Rifletteremo su questi temi nelle prossime settimane, ascoltando le testimonianze di personaggi che sul valore culturale dell’oro, a loro volta, hanno già dovuto riflettere a lungo.